Ritengo utile riassumere tutto quello che io ho operato durante la mia lunga vita in Congregazione nel Settore Vocazionale, sia Scritti vari, e sia realtà organizzative.
Dico subito che non è facile stabilire un periodo preciso delle mie attività vocazionali, giacché s’intrecciano con tanti altri compiti che ho dovuto svolgere in tante località e attività al seguito dell’obbedienza. Però, posso dire che all’ incirca il tempo della mia vita in cui mi son trovato a svolgere attività vocazionali va dal 1945 al 1990.
1945: verso Caserta e Benevento, da Messina, in cerca di vocazioni.
Nel 1945, dopo il Primo Capitolo Generale, a Messina, risultò eletto il Rev.mo P. Domenico Santoro, come PRIMO SUPERIORE GENERALE della nostra Congregazione . Uno dei suoi primi Atti fu il mettere mano subito alla ricerca delle vocazioni: fu un desiderio del Capitolo – rappresentanti delle poche Case di Sicilia e Puglia. E il nuovo Superiore Generale, chissà per qual motivo, gettò il suo sguardo di scelta su di me,f.llo Paolo Tangorra,e sul f.llo Pietro Campanale, ambedue studenti di Teologia, pronti per il Terzo anno di Teologia interna. Eravamo quasi una ventina di fratelli Teologi. Così, dopo averci dato la santa Benedizione, e qualche migliaio di lire, riempimmo la nostra unica valigetta, piena dei cosiddetti “ sussidi vocazionali” e partimmo coi traghetti e coi treni verso quelle mete nebulose della Campania e dintorni, verso il Beneventano, il Salernitano, il Casertano.
Cercavamo di risparmiare sui treni, nascondendoci dai bigliettai, nei servizi igienici, senza pagare mai alcun biglietto da viaggio, pur avendo in tasca i tagliandi gialli, ormai abusivi, che una volta ci facevano riconoscere membri beneficiari di un’Opera di beneficenza, come ai tempi di P. Palma.
Per mangiare, compravamo le scatolette americane, senza alcuna leccornia, e così decidemmo di cominciare ad attuare il nostro cosiddetto programmino vocazionale. In che maniera?
Non dimentichiamo che siamo ancora nel 1945, quando stava finendo la famigerata Seconda Guerra Mondiale, e noi Italiani, e noi che stavamo salendo da Messina, profondo sud, ancora sofferente dei tanti bombardamenti aerei americani, lo sapevamo benissimo, e ne portavamo le conseguenze. Perciò, dovevamo camminare sempre a piedi, con l’aiuto di qualche carretta di campagna, visitando tutte le Parrocchie, cercando di parlare coi Parroci, o con altro Personale che poteva intendere il nostro ingenuo discorso, di giovani benintenzionati a farsi religiosi, preti; parlavamo di orfanelli, dei nostri istituti di Messina, della nostra preghiera speciale, ecc. Le parrocchie erano ancora sguarnite, non si vedevano giovani, appena qualche prete, con cui parlare della nostra intenzione, e sempre ce ne dovevamo andare a mani vuote. Tuttavia, la parola scoraggiamento non ci ha mai sfiorato.
Avevamo anche il coraggio di non tralasciare i Sigg. Vescovi di Santa Romana Chiesa, come Mons. Monterisi, Vescovo di Salerno, il quale stette un po’ sulle sue, e poi si decise di ricevere finalmente questi due Seminaristi Religiosi, i quali gli dimostrarono di avere ancora, così giovani, il coraggio di parlargli di vocazioni, mentre tutti i loro Seminari erano in attesa di riaprire le porte dopo la guerra, di parlargli di S. Alleanza, delle nostre opere di beneficenza, di Messina..Lui ebbe la pazienza di ascoltare questi due imberbi religiosi, e anche noi avemmo la pazienza di guardare il suo volto titubante, sorridente di una certa sicumera, e di lasciarci con l’amaro in bocca, senza alcuna speranza.
Tuttavia, sempre a piedi, ci recammo in una parrocchia lontana, dove un bravo parroco, che, anche dal suo comportamento e vestito, non ci dava nessuna soggezione, ci accolse benevolmente, e ci ascoltò nella nostra tiritera degli orfanelli, del P. Annibale, di vocazioni, di giovani laici e non laici, di religiosi, di educatori.
A questo punto avvenne un imprevisto: proprio allora stava in Parrocchia un giovane, che ci fu presentato dal personale parrocchiale, col quale finalmente abbiamo potuto cominciare a parlargli delle nostre Opere, degli orfanelli; gli demmo le nostre stampe, gli indirizzi dei nostri istituti e delle nostre uniche Scuole Apostoliche, di Trani e di Oria, più vicine,; dalla conversazione col Parroco e col giovane intuimmo una buona disposizione del giovane, che ci volle dire il suo nome: Vincenzo ARPINO, reduce dalla seconda guerra mondiale; poi egli aggiunse di aver servito la Patria nella Regia Marina, dove non era “un semplice mozzo, ma un marinaio puntatore scelto,” aggiungeva lui. Poi gli abbiamo dato le nostre stampe, specialmente delle nostre Scuole Apostoliche di Trani e di Oria, e ci siamo salutati tra sorrisi e speranze di poterci rivedere al più presto.
E noi due, anche se trafelati dalla stanchezza e dalla fame, siamo ripartiti con buone speranze e tanti ringraziamenti al Padrone della messe.
Poi , camminando, siamo stati accolti e ospitati nella Casa dei Padri Redentoristi a Nocera dei Pagani, dove io ebbi la fortuna di dormire nella camera di S. Alfonso dei Liguori: questo privilegio lo pagai assai caro, giacché quella notte la passai appoggiato a terra su due cuscini, e a difendermi da brutti compagni notturni.
Ora che sto scrivendo queste brevi memorie del nostro primo apostolato vocazionale da studenti di teologia, apprendo con sommo piacere che questo giovane ex-militare, reduce dalla guerra, nato a Minori (Sa) il 13 novembre 1915, è entrato poi a 32 anni nel nostro Istituto di Trani il 19 febbraio 1947, cioè due anni dopo il nostro incontro vocazionale e il nostro invito a seguirci: prima recluta del nostro primo lavoro vocazionale. Il carissimo Vincenzo, entrato con due valigioni di cartone, di biancheria e di attrezzi di falegname, ha passato la sua vita tra noi dando buoni esempi di spirito religioso e di lavoratore, in tutti i campi dell’Obbedienza. |